Diplodocus longus

Epoca: Giurassico superiore (155,7 - 145,5 milioni di anni fa)
Dimensioni: circa 20 metri di lunghezza (gli adulti potevano raggiungere i 35 m di lunghezza)
Peso: 7 tonnellate (gli adulti potevano pesare oltre 20 t)
Gruppo di appartenenza: Dinosauria > Saurischia > Sauropodomorpha > Diplodocidae
Dieta: erbivoro
Siti di ritrovamento: Formazione Morrison - Colorado, Wyoming, Utah, Montana, New Mexico (USA). Forme affini dovevano essere presenti in Portogallo, Spagna e Africa.

Diplodocus era un sauropode di costituzione leggera, con un collo lungo e molto snello anche alla base, e con una interminabile coda che all'estremità si assottigliava come una frusta. Si è calcolato che agitando la coda da destra a sinistra con una velocità alla base di 1,5-2,5 metri al secondo, essa avrebbe potuto acquisire all'estremità una velocità superiore a quella del suono, generando schiocchi duemila volte più intensi di quelli prodotti da una frusta. Questi schiocchi potevano essere uditi a grande distanza dai propri simili o intimorire e disorientare gli assalitori.

La coda a frusta poteva servire anche per infliggere terribili sferzate agli assalitori? Probabilmente no. Gli ultimi due metri di coda pesavano solo un paio di chili, dunque per arrecare danno a un avversario l’estremità della coda avrebbe dovuto oscillare a una velocità tale che l'impatto la avrebbe danneggiata seriamente. Un uso ripetuto della coda come arma dovrebbe aver lasciato sulle ossa fossili segni di trauma, che non sono mai stati osservati.

Diplodocus poteva occasionalmente sollevarsi sulle zampe posteriori, scaricando parte del peso sulla coda e adottando una postura tripode. È probabile che i sauropodi assumessero questa postura solo durante i combattimenti inter- o intraspecifici e non per raggiungere le foglie sui rami alti degli alberi. Messo alle strette, Diplodocus poteva sollevarsi per cercare di schiacciare un nemico o di ferirlo scalciando con gli arti anteriori dotati di un grande unghione affilato sul pollice. La mole rendeva inattaccabili gli individui più grandi.

Nel 1909, un calco dello scheletro di Diplodocus fu donato a Re Vittorio Emanuele III dal filantropo americano Andrew Carnegie ed esposto al Museo Geologico Giovanni Capellini di Bologna. La postura dello scheletro è stata aggiornata nel 2009 sulla base delle conoscenze attuali sull'anatomia dell'animale.

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